Tempo di mare, di sole ma anche, se non si utilizzano le dovute accortezze, di scottature ed eritemi. E con i bambini, si sa, bisogna andarci piano.

La prima regola, valida da sempre, è quella di evitare l’esposizione nelle ore più calde e torride della giornata, cioè tra le 10 e le 16. Indicazione che va di pari passo con l’utilizzo di cappellini, occhiali da sole e magliette chiare che schermano i raggi nocivi.

Centrale è anche la scelta della crema, che fino ai sei anni – stando ai suggerimenti dell’associazione Salvagente Italia che si occupa di primo soccorso pediatrico – dovrebbe avere un fattore di protezione 50+. Fattore che può scemare, se il bambino è più grande e mano mano che ci si abbronza, fino a 30, 25, 15.

Ma bisogna stare attenti anche alle quantità: se si scarseggia con il prodotto, è più probabile che il fattore di protezione, anche se molto alto, nei fatti diminuisca. Meglio abbondare, dunque, ricordandosi che dopo il bagno in mare la crema va riapplicata, a meno che quella in dotazione non sia resistente all’acqua. Un altro accorgimento è quello di spalmare la lozione quando la pelle è asciutta e non sudata. Non a caso molti suggeriscono di metterla a casa, prima di accedere alla spiaggia.

È molto utile anche ricordarsi di fare bere molto i bambini, quando giocano sotto il sole: acqua e succhi di frutta a volontà per evitare qualsiasi rischio di disidratazione.

Alla fine, basta starci solo un po’ attenti. Il sole fa bene alla produzione di vitamina D, previene il rachitismo osseo, mette di buonumore. Andrebbe visto, dunque, come un prezioso alleato. Da prendere con tutte le cautele del caso.