Nei nidi e nelle scuole dell’infanzia è sempre più diffusa la richiesta, da parte di educatori e insegnanti, di portare mantelline e stivaletti per i bambini. La stagione fredda, fino a qualche anno vista non tanto di buon occhio, è infatti una validissima occasione per fare divertire i più piccoli e dare loro nuove occasioni per imparare. Allora perché non tenere lo stesso approccio (in pedagogia è chiamato outdoor education) anche in famiglia?

L’inverno, del resto, offre diversi stimoli. Basta coprirsi per bene e attrezzarsi con ombrellini, berretti e guanti per evitare che i bambini stiano troppo a lungo in ambienti chiusi (dove tra l’altro, come sempre più spesso sottolineano i pediatri, ci si ammala più facilmente).

Se fa solo freddo si può uscire per raccogliere foglie da dipingere o incollare ma anche per fare incetta di castagne “matte” (quelle degli ippocastani, non commestibili) da colorare o usare per variopinti collage. Nemmeno i sassolini, tra i bambini, passano mai di moda. Così come rami e rametti di vari dimensioni, materiali con i quali “pasticciare” una volta a casa.

Se piove, bastano stivali e impermeabili per dare ai piccoli un apprezzatissimo spazio di libertà: saltare nelle pozzanghere. E se la neve, con le sue infinite possibilità per giocare, non arriva, ci si può accontentare di guardare la natura che cambia o far volare un aquilone o una girandola se c’è vento. Ma anche, se vicino, fare una passeggiata sulla spiaggia per una corsa, la raccolta delle poche conchiglie regalate dal mare o per sentire che effetto fa avere tra le mani la sabbia gelida.

Anche i classici giardinetti, ben poco frequentati durante l’inverno, se i giochi non sono bagnati possono essere un valido “sfogo” per i lunghi e grigi pomeriggi. Basta avere l’accortezza di accontentarsi di tempi brevi di permanenza.