Centri estivi in piscina, in mezzo alla natura. Campus sportivi di calcio, basket, atletica. Settimane senza genitori in montagna. Grest parrocchiali. Oggi, rispetto a una decina di anni fa, l'offerta estiva per la gestione e l'organizzazione del tempo estivo dei figli è vasta e variegata. Ma è giusto riempire il calendario dei bambini, da giugno a settembre, di corsi, sveglie che suonano alle sette e mezza e attività di ogni tipo?

Come spesso avviene, il consiglio più saggio è quello del giusto mezzo. Appena la scuola finisce c'è tanta stanchezza e l'esigenza di molti è quella di rilassarsi, oziare e non avere davanti a sé giornate strutturate nei tempi e nei modi. D'altro canto, le necessità lavorative dei genitori e l'obiettivo di conciliare gli impegni professionali con la famiglia impongono spesso scelte obbligate (o quasi). Seguendo le direttive dei pedagogisti, che sempre più spesso valorizzano i concetti della "pedagogia della lumaca", dove non c'è fretta, si può stare anche senza fare nulla e si impara senza ansie né scadenze, sarebbe bene dosare centri estivi, dolce far niente, vacanze.

Vale anche per i compiti, oggi spesso al centro delle polemiche tra chi ne vorrebbe di più e che li abolirebbe. Facendone pochi ogni giorno si diluiscono con facilità durante l'estate, potendo conciliarli con partenze e divertimento. Un discorso simile si potrebbe fare per i nonni. Chi li ha a disposizione, è giusto che se ne approfitti? Molto dipende da fattori personali ed equilibri familiari.

Quello di equilibrio pare essere proprio l'obiettivo principale, quando si parla d'estate. Perché i grandi devono lavorare ma poi vanno anche in ferie, perché i piccoli devono riposarsi ma anche passarsela e non adagiarsi troppo, perché i nonni sono preziosi ma forse andrebbero lasciati anche un po' liberi, perché i campus costano ma a volte ci salvano. Come sempre, è una questione di organizzazione, priorità, incastri. E se ci si riesce, ne beneficiano tutti.